venerdì 29 marzo 2024

John Carter di Marte - Edgar Rice Burroughs

Proprio questa mattina, dopo poco più di una giornata e mezzo, ho finito la lettura del primo romanzo di questa fantastica saga che vede come protagonista il Terrestre John Carter dalla Virginia, personaggio nato dalla penna di Edgar Rice Burroughs, padre del più famoso e iconico Tarzan.  Il primo aspetto che veramente mi manda fuori di testa di questa lettura, è il fatto che sia stata scritta nel 1912, ben ormai 112 anni fa. Trovo che questa cosa sia stupefacente visto che nonostante l'età, la scrittura risulta essere davvero ancora molto fresca e scorrevole. L'unica cosa che potrei a criticare, è magari l'ingenuità di alcuni passaggi, figli della lettura popolare di quei tempi. Eppure il primo romanzo di John Carter, Sotto le Lune di Marte, si legge tutto d'un fiato, non sono riuscito a staccarmi dalle pagine. Le avventure del protagonista hanno un ritmo serrato, la tensione e la posta in gioco è sempre alta, solo una parte ho trovato leggermente più lenta, ma nel complesso ho trovato davvero difficile abbandonare la lettura tra un capitolo e l'altro. Il fatto poi di essere scritto in prima persona, rende l'avventura ancora più immersiva e coinvolgente. Burroughs è stato un apripista del genere e non vedo l'ora di proseguire le successive avventure del personaggio che ha creato. 

Note di copertina

Misteriosamente trasportato su Marte, l’avventuriero ed ex soldato John Carter si trova proiettato in un mondo sull’orlo del collasso, dove schiere di tribù semibarbariche si combattono senza sosta. Nient’altro resta dell’antica e gloriosa civiltà che abitava il pianeta. In questa decadente realtà, la scienza spesso deve cedere il passo alla forza bruta e saper maneggiare una spada si rivela più utile di qualunque altra conoscenza. Così, tra razze sconosciute, mostri terrificanti, combattimenti all’ultimo sangue e antichi ritrovati, Carter viene coinvolto in un colossale conflitto che sembra non conoscere tregua e deve dimostrare di saper sopravvivere in quell’ambiente violento e ostile. Ma sul Pianeta Rosso il terrestre troverà anche l’amore della bellissima principessa Dejah Thoris e scoprirà che la salvezza di Marte e dei suoi abitanti è nelle sue mani.

Edgar Rice Burroughs, nacque a Chicago nel 1875. Dopo aver rinunciato alla carriera militare, cominciò a lavorare nella fabbrica del padre, per poi dedicarsi a varie attività. Fu poliziotto, cercatore d’oro, negoziante, impiegato e cowboy, a testimonianza della perenne insoddisfazione che lo caratterizzava. Poco dopo aver venduto il suo primo romanzo per cento dollari, incontrò il favore del pubblico con la celeberrima serie di Tarzan e, da allora, i guadagni non fecero che aumentare, tanto che, alla morte, possedeva oltre dieci milioni di dollari. I suoi sessanta romanzi vendettero oltre 45 milioni di copie nella sola America del Nord, a riprova di un successo che dura ancora oggi.

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martedì 19 marzo 2024

Journaling con la mia nuova Underwood 315




Momenti del genere rigenerano lo spirito. Ritagliarsi del tempo per se stessi è uno dei più grandi lussi che possiamo prenderci dalla vita, soprattutto in questa frenetica e tossica società moderna. 


 

lunedì 18 marzo 2024

La fata carabina - Daniel Pennac

Qualche giorno fa avevo finito di leggere questa piacevole lettura di Daniel Pennac. Sto recuperando l'intera saga della strampalata famiglia di Benjamin Malaussène. Appena terminata la lettura ho tirato fuori dalla tasca il mio fidato taccuino con la stilografica (compagni inseparabili nella mia vita) e ho cominciato a buttare giù le mie prime impressioni a caldo. La prima sensazione è stata sicuramente quella di appagamento, la lettura mi ha davvero soddisfatto molto e ho apprezzato particolarmente il fatto che, per quanto sia una lettura leggera, ha richiesto una bella dose di concentrazione per finirlo. Mi ha colpito molto anche il fatto che stavolta il protagonista non era propriamente Benjamin Malaussène, professione Caprio espiatorio, ma piuttosto l'ispettore Pastor e la sua spalla Thian. Questo secondo romanzo della saga, rispetto al primo che aveva comunque la sua componente gialla, è più puramente un classico del genere. Riesce a tenerti incollato alle pagine dall'inizio alla fine grazie soprattutto all'ironia e la satira che riesce a regalare Pennac attraverso al suo inconfondibile stile di scrittura. I suoi personaggi, ben caratterizzati già dal primo romanzo, prendono vita, diventano familiari e ci fanno compagnia durante la giornata, quando abbiamo un momento per staccare la spina da questa frenetica quotidianità. 

Aspettando di leggere il terzo romanzo di questa divertente saga, non posso che consigliare la lettura di questo divertente libro. 

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Note di copertina

Intenta ad attraversare la strada con tutta la circospezione dovuta all'età avanzata, una vecchietta tremolante impugna improvvisamente una P38, prende la mira e fa secco un giovane commissario di polizia... È proprio intorno ai vecchietti che gira questo nerissimo romanzo di Pennac: vecchietti uccisi a rasoiate, vecchietti a cui la sorella di Benjamin, Thérèse, legge la mano reinventando loro ogni giorno avvenire diverso, vecchietti vittime e vecchietti assassini. Cosa sta succedendo nel mercato della droga parigino? Come mai gli anziani abitanti del quartiere Belleville sono diventati accaniti consumatori di stupefacenti? E perché, se non li fa fuori la droga, vengono uccisi uno dopo l'altro con i sistemi più brutali? A tutte queste domande risponderà ovviamente Benjamin, come al solito ritenuto subito il principale indiziato.

sabato 9 marzo 2024

Storia di una macchina da scrivere


 

Qualche giorno fa, sono capitato dopo un lavoro, dalle parti di un bel negozio che vende tantissimi articoli vintage. Il pianeta del collezionista, qui ci si immerge tra tanti vecchi giocattoli, dischi, oggetti da collezione e tanti ricordi di un lontano passato. 

 Ho appena cambiato il nastro della macchina da scrivere con uno che avevo preso poco tempo fa per un'altra macchina da scrivere, quello originale di questa macchina era veramente asciutto e aveva bisogno di essere cambiato.

Comunque, appena sono entrato in questo bellissimo negozio dove in ogni angolo è possibile fare qualche bella scoperta e rievocare ricordi di un bellissimo passato, i miei occhi sono stati attratti da questa bellezza. Si trovava ai piedi di un nano di Biancaneve, non ricordo quale però, mi piace pensare a Brontolo, ma comunque è stato quel colore oro e nero ad attirare molto la mia attenzione. Poi vedo il modello, una Underwood 315, in uno stato pari al nuovo, senza nemmeno un graffio, sembrava non essere mai stata usata. I caratteri sui martelli erano ancora lucidi per quanto erano puliti, non c'era sopra nemmeno un granello di polvere. È stato un colpo di fulmine. In questo stato, una macchina da scrivere, ha un bel valore, ho così preso il cellulare e fatto qualche ricerca, i prezzi tendevano ad essere molto alti per questo tipo di colorazione e ho cominciato a perdere le speranze per lasciare questo splendore dove l'avevo trovata. Poi giusto per curiosità ho chiesto il prezzo e con mia grande sorpresa, era a circa la metà del prezzo a cui la vendevano online.  Vedendo poi che ero molto interessato, la ragazza del negozio mi ha fatto anche un piccolo sconto e a quel punto come potevo resistere? L’ho presa e sono davvero felice di averlo fatto, sono sempre stato attratto da questa marca americana, diventata poi italiana tra gli anni 50 e 60 quando l’acquistò la nostra gloriosa Olivetti che mantenne il nome americano per questi suoi modelli. Ma lezioni di storia a parte, ero attratto dall'Underwood perché grandi scrittori che mi piacciono da morire le usavano: Hemingway, Faulkner, Francis Scott Fitzgerald, Robert E. Howard e tanti altri. In qualche modo a me piace andare alla ricerca delle stesse emozioni che provavano questi grandi scrittori quando scrivevano i loro capolavori. In questo modo è come se mi sentissi collegato a loro. Mi sento così parte di un qualcosa di più grande e la bellezza di scrivere con oggetti del genere è senza tempo.

Questa macchina da scrivere deve essere stata usata pochissimo, un regalo tenuto chiuso da qualche parte e mai veramente apprezzato. Mi chiedo a chi apparteneva ma è comunque bello che abbia fatto tutta questa strada dagli anni settanta per arrivare fino a me. È giunta nelle mani di qualcuno che dopo cinquant'anni la sappia apprezzare davvero. Quasi che anche lei abbia avuto finalmente il suo lieto fine.  Dietro c'è ancora attaccata una vecchia etichetta scritta a mano con il suo prezzo, 220.000 Lire IVA inclusa. Credo che non la toglierò, si tratta di un vecchio ricordo che voglio conservare, faceva parte della storia di questa macchina da scrivere ed è giusto conservarlo. Fatto sta che ora è il momento di iniziare una nuova storia per questa macchina da scrivere, a cominciare dalla prima bozza di questo articolo per il mio blog.


lunedì 26 febbraio 2024

AVVENTURE nel tempo e nello spazio, i migliori racconti della fantascienza degli "anni d'oro"


Qualche giorno fa avevo, dopo tanta ricerca, trovato su ebay un libro contenente un racconto di Robert A. Heinlein che volevo tanto leggere, ovvero: Tutti voi zombie, della collana Urania, Anonima stregoni n. 1456. Davvero un racconto strepitoso che merita un post dedicato. Questa premessa mi serviva però per introdurre questo nuovo arrivo fresco fresco. Sono arrivato a questo bel libro di settecento pagine proprio perché contiene un'altro racconto di Heinlein che volevo tanto leggere. Si tratta di un racconto firmato con lo pseudonimo Auson MacDonald e intitolato, Un gran bel futuro. Non vedo l'ora di leggerlo. Facendo delle ricerche in rete avevo infatti scoperto che questo racconto, come Tutti voi zombie, tratta il tema dei paradossi temporali. Non voglio aggiungere altro per evitare spoiler clamorosi, Tutti voi zombie è uno di quei racconti che ti spaccano in due il cervello e leggerli senza sapere nulla del contenuto è il massimo del piacere per godersi un'esperienza del genere. Un piccolo capolavoro narrativo di fantascienza. Un gran bel futuro è stato scritto molto prima di Tutti voi zombie e so che non sarà altrettanto bello ma che comunque ha degli spunti davvero interessanti. Qui avevamo un Heinlein più giovane e inesperto ma dotato di un grande talento che uscirà fuori molto presto.  Non è facile reperire i suoi racconti, perché molti, ovviamente sono in raccolte fuori catalogo. Come ho scoperto che un racconto simile a Tutti voi zombie era presente in questa raccolta mi sono fiondato su Ebay alla ricerca di questo bel volume. A convincermi a prenderlo, oltre a questo racconto, sapevo che questo libro raccoglie delle bellissime storie considerate da antologia del genere, e che non poteva certo mancare nella libreria di un appassionato di fantascienza. Il libro è una edizione del 1979, sono stato davvero fortunato, perché ad un ottimo prezzo mi sono ritrovato con questa raccolta in ottime condizioni nonostante i suoi anni. Le sue pagine odorano di altri tempi. Non vedo l'ora di immergermi nella lettura e volare lontano nello tempo e nello spazio. 


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sabato 17 febbraio 2024

Hilaire Belloc - Sul piacere di prendere in mano la penna


Tra i piaceri più tristi e minori di questo mondo annovero questo piacere: il piacere di prendere in mano la penna.


Molti hanno detto che c'è un piacere tangibile nel semplice atto di scrivere: nello scegliere e nel disporre le parole. È stato smentito da molti. Ciò viene affermato e negato nella vita del dottor Johnson, e da parte mia direi che è verissimo in alcuni rari stati d'animo e completamente falso nella maggior parte degli altri. Ma della scrittura e del piacere che ne deriva non scrivo qui (con piacere), ma del piacere di prendere in mano la penna, che è tutt’altra cosa.


Nota cosa significa l'azione. Sei solo. Anche se la stanza è affollata (come lo era la sala fumatori del G.W.R. Hotel, a Paddington, proprio l’altro giorno, quando ho scritto il mio “Statistical Abstract of Christendom”), anche se la stanza è affollata, devi esserti fatto solo per poter scrivere. Devi aver costruito una specie di muro e isolato la tua mente. Sei solo, allora; e questo è l'inizio.


Se considerate con quali sofferenze gli uomini sono soli, come scalano montagne, entrano in prigione, professano voti monastici, assumono abitudini quotidiane eccentriche e si chiudono nelle soffitte di una grande città, vedrete che questo momento di intraprendere la penna è non meno felice del fatto che poi, per una semplice associazione di idee, lo scrittore è solo.


Questo per quanto riguarda questo. Ora non solo sei solo, ma “creerai”.


Quando le persone dicono “creare” si lusingano. Nessun uomo può creare nulla. Conobbi una volta un uomo che disegnava un cavallo su un pezzo di carta per divertire la compagnia e mentre disegnava lo copriva dappertutto con molte strisce parallele. Fatto ciò, un anziano sacerdote (presente in quell'occasione) disse: "Ti piace disegnare una zebra". Quando il prete disse questo, l'uomo cominciò a imprecare e a bestemmiare, e a protestare di non aver mai visto né sentito parlare di una zebra. Disse che era stato tutto frutto della sua testa, e chiamò a testimone il cielo, e il suo santo patrono (perché apparteneva alle famiglie cattoliche territoriali dell'Antica Inghilterra - il suo santo patrono era Aethelstan), e la salvezza della sua anima immortale lui ha anche scommesso che era innocente nei confronti delle zebre quanto il bambino non ancora nato. Ma ecco! Non ha convinto nessuno e il prete ha segnato. Era evidente che il Territorio era pieno zeppo di conoscenze zebrate.


Tutto questo, dunque, è una digressione, e bisogna ammettere che non esiste un “creare” da parte dell’uomo. Ma comunque, quando prendi in mano la penna fai qualcosa di diabolicamente piacevole: c'è una prospettiva davanti a te. Svilupperai un germe: non so cosa sia, e ti prometto che non lo chiamerò creazione, ma forse un dio sta creando attraverso di te, e almeno tu stai fingendo la creazione. In ogni caso, è un senso di maestria e di origine, e sai che quando lo avrai fatto, qualcosa verrà aggiunto al mondo e poco distrutto. Per cosa avrai distrutto o sprecato? Una certa quantità di carta bianca a un centesimo al metro quadrato (e non sono sicuro che non sia più piacevole tutta diversificata e variegata con guizzi neri) - una certa quantità di inchiostro destinato a essere steso e asciugato: fatto per nessun altro scopo. Una certa quantità infinitesimale di penna, strappata alla stupida oca per nessun altro scopo se non quello di soddisfare gli elevati bisogni dell'Uomo.


Qui gridi “Affettazione! Affettazione! Come faccio a sapere che quel tizio scrive con una penna? Un’abitudine davvero improbabile!” A questo ti rispondo che hai ragione. Meno assertività, per favore, e più umiltà. Te lo dirò francamente con quello che scrivo. Sto scrivendo con una penna stilografica Waterman's Ideal. Il pennino è d'oro zecchino, come lo era il trono di Carlo Magno, nella “Canzone di Orlando”. Quel trono (è appena necessario che ve lo dica) fu portato in Spagna attraverso i freddi e terribili passi dei Pirenei da non meno di centoventi muli, e tutto il mondo occidentale lo adorò e tremò davanti ad esso quando fu eretto ad ogni sosta sotto i pini, sull'erba dell'altopiano. Perché vi sedeva sopra, terribile e autoritario: pesavano su di lui due secoli di età; le sue sopracciglia erano all'altezza della giustizia e dell'esperienza, e la sua barba era così arruffata e folta, che fu chiamato "Carlo Magno dalla barba di rovo". Hai letto come, quando la sera stese la mano, il sole rimase fermo finché non trovò il corpo di Orlando? NO? Devi leggere di queste cose.


Ebbene, la penna è d'oro puro, una penna che corre diritta come un cavallo volenteroso, o una allegra navicella; anzi, è una penna così eccellente che mi ricorda il mio argomento: il piacere di prendere in mano la penna.


Dio ti benedica, penna! Quando ero ragazzo e mi dicevano che il lavoro era onorevole, utile, pulito, igienico, sano e necessario alla mente dell'uomo, non prestavo loro più attenzione che se mi avessero detto che gli uomini pubblici sono generalmente onesti, o che i maiali potessero volare. Mi sembrava che stessero semplicemente dicendo cose stupide che gli era stato detto di dire. Né dubito ancora oggi che coloro che mi raccontavano queste cose a scuola non fossero altro che predicatori ottusi e distratti. Ma ora so che le cose che mi hanno detto erano vere. Dio ti benedica, penna del lavoro, penna del lavoro ingrato, penna delle lettere, penna delle pose, penna rabbiosa, penna ridicola, penna glorificata. Prega, piccola penna, sii degna dell'amore che ti porto, e considera quanto nobile ti renderò un giorno, quando vivrai in una teca di vetro con una folla di turisti intorno a te tutti i giorni dalle 10 alle 4; penna della giustizia, penna della saeva indignatio, penna della maestà e della luce. Un giorno scriverò con te una poesia considerevole; è un patto tra me e te. Se non riesco a crearne uno mio, allora scriverò quello di qualcun altro; ma tu, penna, qualunque cosa accada, scriverai una bella poesia prima di morire, anche solo l'Allegro.


Il piacere di prendere in mano la penna ha anche questo, peculiare tra tutti i piaceri, che hai la libertà di posarla quando vuoi. Non così con l'amore. Non così con la vittoria. Non così con la gloria.


Se avessi cominciato al contrario, avrei chiamato questo Lavoro “Il Piacere di deporre la Penna”. Ma l’ho iniziato dove l’ho iniziato e lo finirò proprio dove finirà.


Quale altra occupazione, professione, dissertazione o svago intellettuale puoi cessare a tuo piacimento? Non il bridge: continui a giocare per vincere. Non parlare in pubblico: suonano un campanello. Non un semplice contrario: devi rispondere a tutto ciò che dice l'altra persona insufficiente. Non la vita, perché è sbagliato uccidersi; e quanto al fine naturale della vita, questo non avviene per scelta; al contrario, è il più capriccioso di tutti gli accidenti.


Ma la penna la poggi quando vuoi. In qualsiasi momento: senza rimorsi, senza ansia, senza disonore, sei libero di fare questa cosa dignitosa e definitiva (lo farò e basta)... Deponila.


(1908)


Citazione MLA

Belloc, Hilaire. “Sul piacere di prendere in mano la penna.” 1908. Quotidiana. Ed. Patrick Madden. 10 settembre 2008.


mercoledì 7 febbraio 2024

Bruce Springsteen, The River e dei bellissimi ricordi

 


Ci sono momenti della giornata in cui mi sento particolarmente apatico, poco creativo e con zero voglia di fare le cose. Come uscire da questi momenti tossici? Quello che per me funziona è sicuramente ascoltare musica, mettere qualcosa che riesce a dare la carica giusta per partire con slancio. Secondo me Bruce Springsteen riesce in questo intento. Ero alla scrivania che mi lambiccavo il cervello per scrivere qualcosa, ma non mi veniva niente in mente. Volto lo sguardo e sento il giradischi che mi chiama, non ho neanche pensato a cosa prendere, c'era proprio quel disco che mi chiamava, The River voleva suonare. Lo prendo, lo metto sul piatto e lo faccio partire, ed ecco che la voce del Boss riscalda casa, parte The ties that bind e riprendo a scrivere con la carica giusta. La musica mi riesce a stimolare molto quando scrivo ed è un ottimo antidoto per evadere dalla quotidianità. Ho dei bellissimi ricordi legati a questo disco. Ricordo di averlo preso alla mia prima fiera del disco a cui sono stato molti anni fa. Mi ritrovai questa prima stampa tra le mani, buttata dentro una cesta tra i vinili in  offerta, anche in quel caso sembrava chiamarmi. La cover era parecchio rovinata, i suoi anni (od oggi 44!) se li portava tutti e una parte era anche scollata, i dischi erano entrambi molto sporchi e graffiati. Però gli occhi intensi di Bruce mi fissavano, sembravano dirmi "fidati, prendimi, non te ne pentirai!". Così feci, l'offerta di quella cesta erano cinque euro a disco, The River è un doppio disco e lo presi per soli dieci euro. Quando tornai a casa diedi una bella pulita ai dischi, erano lerci, c'erano davvero tanti graffi sul disco ed ero poco fiducioso su come sarebbe suonato. Ma gli occhi di Springsteen mi rassicuravano, "ho ancora molto da dire..." dicevano. Così misi il primo disco sul piatto, posizionai la puntina e lo feci partire. Si sentiva in maniera divina e ancora oggi, dopo quarantaquattro anni, il suono è meraviglioso e non cambierei per niente al mondo questa mia stampa. Ho come l'impressione che in qualche modo, questo album fosse destinato a me. 
Date sempre una possibilità alle vecchie cose, non gettatele via. Molto spesso hanno ancora qualcosa da dire.

domenica 4 febbraio 2024

Il paradiso degli Orchi - Daniel Pennac



Inizio a scrivere questa recensione seduto al chiosco del centro sportivo dove mio figlio piccolo sta facendo gli allenamenti di calcio. Ho appena mangiato una buonissima pizzetta calda e sto sorseggiando una coca cola zero. Ho dimenticato di portare le cuffie con me, avrei potuto isolarmi meglio e ascoltare un po’ di buona musica. Qui è pieno di papà per lo più intenti a prendere caffè e a parlare di argomenti da maschi alpha. Personalmente non è che mi senta superiore a nessuno, ma proprio non riesco ad appassionarmi a questi discorsi. Piuttosto preferisco isolarmi per scrivere o per leggere qualcosa. Ho qui con me, e dopo mi metto a leggerlo, il libro di Daniel Pennac che ho cominciato in questi ultimi giorni: Il paradiso degli orchi, mi sta piacendo davvero tanto. Oggi se riesco lo finisco. Lo sto trovando geniale, grandissima intuizione quella di Pennac nel creare un personaggio che di mestiere fa il capro espiatorio. Pensare che questo sia stato un libro scritto nel 1985 mi fa rendere conto di quanto questo scrittore fosse avanti, avanti di quasi quarant’anni, anche perché a me sembra dannatamente attuale questo romanzo. Ancor prima di finirlo, ho già una voglia matta di prendere il seguito. Infatti questo è il primo romanzo di una saga, la saga dei Malaussène. Da poco dovrebbe essere uscito l’ultimo libro, non sono sicuro ma credo sia tipo il decimo. (L'ottavo, ho controllato).

L’avevo rimandato per troppo tempo questo scrittore, è quindi giunto il momento di leggerlo e scoprirlo. A casa ho diversi libri di Pennac, ma di questa saga, avevo preso solo il primo, Il paradiso degli orchi. Mi sta piacendo davvero tanto, mi perdo tra le sue pagine. Pennac riesce ad essere molto immersivo nella sua scrittura, molto ironica e satirica. Mi divertono veramente tanto queste pagine, poi il fatto che il romanzo sia suddiviso in capitoli brevi, personalmente lo apprezzo molto, trovo che questo tipo di narrazione, composta da capitoli di qualche pagina, diano un ritmo più veloce alla lettura e incolla alle pagine. Mi sento tremendamente stimolato ad andare avanti nella lettura.

Adesso che finalmente l'ho finito, il mio giudizio non è affatto cambiato, anzi è andato bel oltre le mie aspettative, mi ero fatto un'idea del finale e invece la storia si è risolta in tutt'altro modo, molto originale. Quello che ho davvero apprezzato di più è stato il modo in cui Pennac sia riuscito ad affrontare con molta leggerezza un tema tanto crudo. E per leggerezza però non intendo superficialità, nient'affatto. Con il suo stile ironico e grottesco la realtà diventa parodia di se stessa. Bellissimi poi i personaggi, impossibile non affezionarsi alla strampalata famiglia Malaussène e non vedo l'ora di continuare a leggere le loro peripezie nel prossimo capitolo: La fata carabina.

martedì 30 gennaio 2024

Stimolare la creatività


Sono del parere che delle volte, specie quando siamo arenati nella quotidianità e passiamo periodi abbastanza alienanti, ci sia bisogno di stimolare la nostra creatività in qualche modo. Mi capita spesso di alienarmi davanti al cellulare, troppo spesso in questo periodo a dire la verità, mi ritrovo ad aver perso tanto di quel tempo da volermi mangiare le mani intere. Ma questo è argomento di un prossimo post, quello che voglio dire in questo, e mi allaccio ad discorso dell'alienazione, è che per uscirne fuori, la cosa migliore, secondo me, è uscire un po' dagli schemi e le solite routine. Provate ad esempio a prendere una candela, accenderla e mettervi a scrivere completamente al buio, prendete un quaderno e una penna e cominciate a far scorrere i vostri pensieri sul foglio. Vedrete poi come vi sentirete stimolati, entrerete in un mondo intimo, romantico, magico. Ci siete solo voi e vostri pensieri. La poca luce che emette la candela non  farà che circondare solamente ciò che avete vicino a voi, il focus quindi sarà solamente su ciò che avete davanti: carta e penna. Lasciate stare tablet e portatili, fate le cose alla vecchia maniera e vedrete quanto saranno stimolanti i vostri pensieri. 

Come ho scoperto questo modo di scrivere? Tempo fa avevo bisogno di scrivere una scena di un mio racconto, ambientata in una vecchia soffitta. I il mio personaggio era ospite in questa casa per passare la notte. L'unica luce che aveva era qualche candela su una vecchia scrivania di legno. Aveva bisogno di scrivere ciò che gli era successo durante la giornata sul suo taccuino. Io scrittore avevo bisogno quindi di immedesimarmi in un contesto del genere, capire in che modo si possa scrivere illuminati solo dalla luce di qualche candela. Mi sono procurato delle candele, le ho accese e ho spento tutto. Poi è cominciata la magia. Le luce tremolante delle piccole fiamme fatue, il colore soffice e caldo di ciò che avevo davanti a me mi hanno stimolato tantissimo, mi hanno portato in una vecchia soffitta a scrivere i miei pensieri mentre fuori dalla finestra imperversava una tempesta...ma sto divagando. Provateci e assaporatene la magia, ogni tanto nella vita c'è assoluto bisogno di evadere dalla realtà per entrare nel proprio mondo. Come sia fatto il proprio mondo, quello lo potete decidere solo voi. 
 

giovedì 25 gennaio 2024

Il piacere di scrivere all'aperto.


Qualche giorno fa sono riuscito a ritagliarmi un po' di tempo tra un impegno e l'altro. Invece che tornare a casa per poi dover riuscire di corsa, e visto anche il fatto che era una bellissima giornata, sono rimasto nei paraggi e sono andato a un parco vicino la scuola dei miei bambini. Mi sono messo in questo splendido posto e preso dal momento ho cominciato a scrivere. Nemmeno mi rendevo conto del tempo che passava tanto ero stimolato in tutto questo piacevole contesto. Delle volte, sento proprio il bisogno di staccare dalla quotidianità e cercare qualche stimolo fuori dalla mia confort zone. Uscire dalle solite routine e provare qualcosa di nuovo è il consiglio ideale per chi si sente molto spesso arenato nei soliti problemi quotidiani. Ritagliarsi momenti del genere è fondamentale per me. Spesso ricerco questo tipo di solitudine fuori dal caos abituale di questa frenetica società. Mi piace stare da solo con me stesso alla ricerca di quella vena creativa che i soliti impegni giornalieri mi fanno il più delle volte perdere. 
Questo genere di cose mi serve a ritrovare la carica giusta per ricominciare ad affrontare la giornata, nel mio caso la pagina bianca. Sto lavorando ad un racconto e avevo bisogno di quella scintilla per riprendere da dove avevo lasciato e andare avanti. La pagina bianca spesso è spaventosa, ma delle volte può diventare davvero qualsiasi cosa si desideri e si può trasformare in qualcosa di meraviglioso. Penso che delle volte, basta semplicemente cambiare prospettiva, fare qualcosa di diverso per ritrovare gli stimoli giusti per ritornare a lavoro più carichi di prima. Ritrovare la propria creatività in fondo è semplice e  spesso bastano cose semplici. Come andare a scrivere all'aperto in una bella giornata di sole.




 

Le mie macchine da scrivere - 01, Royal Litton 203

  La mia prima macchina da scrivere. Dove tutto è cominciato. Anche se ho dei vaghi ricordi da bambino a casa di mia nonna. Ricordo una vecc...