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sabato 6 settembre 2025

Lavorando al mio romanzo a tarda sera.

Mi piace scrivere di sera, quando tutti sono andati a dormire e gli unici rumori sono quelli di una tastiera e delle macchine che passano sulla strada. 
In questo momento di pace mi sono messo a lavorare al mio romanzo, sorseggiando un buon rum. Ho trascritto parte dei miei appunti sul portatile. Mi trovo molto bene con Google Documenti dove posso prendere molti appunti e voglio tornare a lavorare dopo la stesura della prima bozza. 
Questi sono momenti magici, quando ti lasci andare allo spirito creativo. 


 

martedì 16 aprile 2024

La clessidra magica


     John era un operatore ecologico, ovvero un modo elegante per dire che puliva le strade. Era una persona semplice, amava molto le “cose” di una volta. Riteneva che gli oggetti di un tempo possedessero un anima. Macchine da scrivere, penne stilografiche, orologi meccanici e giradischi gli piacevano da impazzire. Aveva un vecchio orologio meccanico dal quale non si separava mai e difficilmente si dimenticava di caricarlo. Spesso si sentiva un po' come il suo orologio. Un qualcosa di analogico in un mondo digitale. Amava leggere e soprattutto scrivere, ma i suoi impegni lavorativi e la famiglia, gli occupavano sempre gran parte delle sue giornate. Il tempo per scrivere era sempre poco. Leggere e scrivere erano le sue passioni. Riuscire a scrivere un libro era il suo più grande sogno che in trentadue anni di vita non era riuscito ancora a realizzare. Aveva una moglie e una figlia stupenda e non poteva desiderare di più nella vita. Era molto felice e non gli mancava nulla. Ma ancora non era riuscito a realizzare il suo più grande sogno. Scrivere il suo libro. Sognava di diventare uno scrittore e riuscire a guadagnarsi da vivere con la sua scrittura. Secondo lui però, era sempre il tempo a mancargli. La sera tornava troppo stanco per mettersi a scrivere e non riusciva mai a creare un bel niente. La cosa lo deprimeva, voleva realizzarsi come scrittore ma un blocco dentro di lui glie lo impediva. Spesso non riusciva nemmeno a leggere tanto si deprimeva.


Un giorno di sciopero generale non doveva presentarsi al lavoro e decise di farsi una bella passeggiata per delle zone vicino casa che non aveva mai visitato. Essendo un gran passeggiatore decise di cimentarsi nella visita di quelle stradine secondarie che non mai aveva visto prima. Senza volerlo si ritrovò per una piccola via appartata dalle grandi strade principali e notò un piccolo negozio con un'insegna molto particolare. Un mago dal grande cappello a punta che sembrava intento a leggere una palla di cristallo. L'insegna era in ferro battuto e penzolava sopra la porta d'ingresso. Sopra si poteva leggere: La bottega del mago, rimedi magici per tutti.

Vinto dalla curiosità John decise di entrare in questo strano negozio. A suo parere era uno di quei posti che vendevano strani souvenir per turisti alternativi. Però la curiosità aveva avuto la meglio ed entrò.

L'interno del negozio confermava l'idea che si era fatto da fuori. Il forte odore di legno lo colpì appena varcato l'ingresso, sembrava di trovarsi in una bottega medioevale. Pavimenti e pareti erano tutte in legno e sul soffitto c'erano grosse travi che lo sostenevano. Gli oggetti, esposti in grandi scaffali, erano tra i più eccentrici che John avesse mai visto. C'erano alla rinfusa orologi a pendolo dalle più svariate forme, bambole dagli aspetti più strani, ciondoli, vecchi libri, piccoli scrigni, ampolle, sfere di cristallo, bottiglie dalle forme assurde, penne d'oca, quadri, specchi, e tanto altro che persona sana di mente non avrebbe potuto capire cosa fosse. Sembrava il più strano negozio di antiquariato che avesse mai visto. Dietro al bancone c'era un vecchietto che colpì molto John per il suo aspetto stravagante. Aveva una lunga barba bianca e indossava una vestaglia color azzurro, cappello a punta dello stesso colore e un paio di occhiali spessi come un fondo di bottiglia. Sorrideva cordialmente al nuovo arrivato.


-Buonasera signore, come posso aiutarla?-

La voce era proprio quella di un simpatico vecchietto, accesa e molto colorata.

-Ehm salve, non ero mai stato da queste parti eppure abito qui vicino e non avevo mai notato questo negozio, ero entrato per dare un occhiata incuriosito dall'originale insegna del negozio.-

-Oh oh oh, benvenuto alla bottega del mago, siamo sempre aperti e può trovarci solo chi ne ha un disperato bisogno.-


John non capì molto le parole del negoziante e fece finta di niente guardandosi intorno. Pensava che il vecchietto non avesse tutte le rotelle al loro posto. La sua attenzione fu colpita da una bellissima clessidra ornata da pietre preziose e posta sopra uno scaffale di fianco ad altri oggetti indefinibili.

-Oh vedo che la clessidra ha scelto lei...mhm si, credo proprio che abbia ragione, su la prenda è stato scelto da quest'oggetto e non può tirarsi indietro, adesso deve prenderlo altrimenti non funzionerà con nessun altro!-.


Lo stupore di John divenne perplessità, il vecchietto aveva sicuramente qualche problema. Ora tra se e se pensava che fosse meglio togliere il disturbo prima che la situazione si facesse più strana di quello che era.

-Guardi in realtà andrei di fretta, ero entrato giusto per dare un'occhiata veloce...sa, ho mia moglie e la piccola a casa che mi aspettano e ho i minuti contati. Negozio molto interessante comunque, ripasserò sicuramente, arrivederci.-

Detto questo, John stava per andarsene quando il vecchietto con un tono di voce più profondo ma allo stesso tempo dolce e rassicurante disse:

-Suvvia John, sua moglie è al lavoro e sua figlia a scuola, non ha affatto i minuti contati e no, le mie rotelle sono tutte al loro posto e funzionano molto bene da molto più tempo di quanto tu riesca ad immaginare...- John rimase a bocca aperta. Sconcertato e del tutto spiazzato per qualche secondo non spiccicò parola, poi iniziò a pensare che fosse tutto un elaborato scherzo di qualche suo amico, ma la cosa, comunque, era molto strana. -...si in effetti la cosa è molto strana- proseguì il vecchietto -ma non è uno scherzo, è tutto vero-.


John era allibito, era senza parole e si guardava nervosamente intorno. Intanto il vecchietto fece il giro del bancone e si avviò verso lo scaffale in cui era riposta la clessidra. La prese e la porse a John.

-Ecco qui, se la clessidra l'ha scelta significa che lei è una persona alla disperata ricerca di tempo-.

-Mi scusi signore, ma inizio a non capirci più nulla, come fa a sapere il mio nome? E poi che posto è mai questo?-

-Be pensavo che fosse chiaro che tipo di negozio fosse, l'insegna lo dice chiaramente, La bottega del mago e ovviamente, io, sono il mago. Questo negozio ha la caratteristica di apparire solo alle persone che ne hanno un disperato bisogno e io sono in grado di aiutarle, o meglio, sono gli oggetti qui presenti che riescono a risolvere i loro problemi. L'oggetto sceglie il suo nuovo proprietario in base al suo problema. Sono oggetti magici, ad esempio, questa clessidra ha scelto lei perché ha sentito che ha un disperato bisogno di più tempo per ciò che le sta a cuore. Come scrivere un libro magari-.


A queste parole John rimase stupefatto. Non riusciva a capacitarsi del posto in cui era capitato e dello strano proprietario che gli parlava di oggetti magici e dei suoi sogni come se lo conoscesse da tutta la vita. L'idea che fosse tutto un elaborato scherzo tornava ad affacciarsi nella sua testa.

-Ma come diavolo fa a sapere tutte queste cose?-

Glie l'ho detto, sono un mago, questi oggetti scelgono i loro proprietari, ma solo alcuni hanno il dono di poter entrare qui. Io faccio solo da tramite-.

John era incredulo, del tutto spiazzato e non sapeva cosa dire, osservò la scena tentando di essere il più razionale possibile ma non riusciva assolutamente a capire un bel niente di quello che gli stava succedendo. Il vecchietto aveva l'aria sincera e il suo tono di voce era rassicurante e per nulla truffaldino. In un altra situazione avrebbe pensato che lo volessero truffare e che tutto fosse un elaborato piano per estorcergli dei soldi. Eppure i modi del vecchio suscitavano in lui una fiducia che non riusciva a spiegarsi, era come incantato dalle sue parole. Il pensiero che fosse tutto vero cominciò a fare breccia nel suo cuore.

-Ok, quindi mi sta dicendo che questa clessidra riuscirà a risolvere i miei problemi? E in che modo?-

-Guardi...-

Il vecchietto ruotò la clessidra, John non notò nulla di strano ma dopo qualche secondo si rese conto che la sabbia non scendeva. Pensò che forse il vecchietto era veramente un truffatore e voleva rifilargli un oggetto che nemmeno funzionava. -...no non voglio truffarti e si, la sabbia non scende perché ruotando la clessidra in questo modo, il tempo si ferma. Così ne avrà finalmente tutto quello che le potrà servire. Per far tornare il tempo a scorrere basta rimettere la clessidra nella sua posizione originaria. Purché funzioni lei dovrà chiudersi in una stanza da solo e capovolgere la clessidra. Semplice no!-.

John era sconcertato, sapeva in cuor suo che il vecchietto lo stava prendendo in giro, eppure il suo modo di parlare, il tono di quella voce, sembrava crederci davvero in quello che diceva. Ma come poteva una clessidra riuscire a fermare il tempo? Aveva l'impressione di ritrovarsi in un racconto del fantastico; magari fosse vero. Ora si sentiva in difficoltà. Aveva preso in simpatia il vecchietto e non voleva dargli un dispiacere andandosene a mani vuote. Avrebbe comprato lo stesso quella vecchia clessidra rotta.

-Ok, mi ha convinto, la prendo. Quanto verrebbe a costare questa clessidra?-.

Il vecchio sorrise amabilmente e disse:

-Lei non mi crede...ma poco importa. La clessidra non è in vendita, lei, è stato scelto da questo oggetto ed è quindi già suo, le è stato tenuto da parte per molto tempo e adesso può riprenderselo. Ne è il legittimo proprietario-.


Detto questo il vecchietto si avviò dietro il bancone e ripose la clessidra all'interno di uno scrigno di legno ornato di pietre scintillanti e incisioni indefinibili. John era sconcertato, non riusciva a capacitarsi di questa situazione tanto bizzarra. Il vecchietto stava addirittura per regalargli quell'oggetto, che seppur rotto, aveva sicuramente un certo valore, vista anche la bellezza della scatola. Eppure il vecchietto glie la stava porgendo con un dolce sorriso stampato in faccia. Era sincero.

-Scusi ma...davvero non mi costa nulla? Anche se la clessidra non funziona non vedo per quale motivo non la dovrei pagare. La scatola poi, sembra essere di un certo valore.-

-La clessidra è sua, si fidi di me, funziona benissimo e se ne renderà presto conto. Un ultimo avvertimento. Gli oggetti magici non vanno mai usati con superficialità, possono anche danneggiarci. Sta nell'uso che si decide di farne a fare la differenza. Il tempo è un bene prezioso, il più prezioso che ci sia. Lo usi con saggezza. E un ultima cosa...- il vecchietto diede la scatola a John. Si avvicinò al viso e guardandolo ben dritto negli occhi continuò: -...non deve parlarne mai con nessuno, ne della clessidra ne di questo posto!-.

John era incerto su cosa rispondere, la situazione era diventata surreale.

-Va bene...non ne parlerò con nessuno, però ora devo proprio andare, arrivederci e grazie mille!-


Detto questo prese la scatola e uscì dal negozio ponendosi mille domande su quanto appena successo. Era entrato per curiosità in un negozio e ne era uscito con un qualcosa che gli era stato addirittura regalato. Un bel colpo di fortuna pensò tra se e se mentre si allontanava e svoltava qualche angolo. Decise che ci sarebbe tornato un giorno o l'altro anche con sua moglie nonostante lo strano avvertimento del vecchietto. Tornò indietro per memorizzarsi la strada ma non riuscì più a trovare la via di quel negozio. Sembrava essere scomparso. Eppure aveva fatto solo pochi passi ma non ci fu proprio verso di ritrovare quella strana insegna. Pensò in cuor suo che forse stava invecchiando.


John tornò a casa di ottimo umore. Le ultime parole del vecchietto gli rimasero molto impresse e decise, non che ci sia nulla di male, di non raccontare alla moglie quanto gli fosse capitato. C'era nella voce di quel vecchio un qualcosa di molto convincente. Alla fin fine, sarebbe stato il suo piccolo e innocuo segreto. Decise quindi di mettere la clessidra fuori dalla vista della moglie e la ripose chiusa nella sua scatola nell'ultimo cassetto della scrivania, vicino alle ricariche per le penne stilografiche. Se mai la moglie l'avesse trovata, gli avrebbe raccontato la storia di questo strano incontro.


Era ora di pranzo. Sia la clessidra, il negozio e lo strano vecchietto passarono in secondo piano. Si mise a preparare da mangiare e poi, dopo aver pranzato provò a mettersi un po' a scrivere. Iniziò a fissare il foglio bianco ma non riusciva a tirare fuori nulla di leggibile. Decise di aggiornare il suo diario, ogni scrittore ne ha uno. Lui ne aveva uno bellissimo rilegato in pelle con una fettuccia di cuoio che serviva a chiudere il volume avvolgendolo. Fu un regalo della moglie di qualche anno prima, quando John gli confidò la sua passione per la scrittura. Da quel giorno aveva iniziato a scriverci i suoi pensieri, nulla di tanto profondo, ma l'atto di scrivere in se, lo faceva stare bene, lo rendeva felice e si sentiva libero. Solo che non voleva scriverci con una penna qualunque, per un oggetto del genere serviva una penna altrettanto speciale. Una stilografica. Ne possedeva gelosamente svariate e, a rotazione, le utilizzava tutte. Scrisse fino a che non ritornarono a casa la moglie con la piccolina.

John non disse alla moglie di quanto successo durante la mattinata e così trascorse il resto del pomeriggio giocando con la piccolina e aiutando la moglie nelle faccende domestiche.


Passarono i giorni e si era completamente dimenticato della clessidra. Un sabato, dopo aver pranzato e messo la bimba a riposare, era riuscito a ritagliarsi circa un'ora per scrivere qualcosa. Avere però i minuti contati lo metteva di malumore. Dentro di se sapeva che non avrebbe concluso nulla. Pensava più al tempo che gli restava a disposizione piuttosto che a quello che realmente aveva intenzione di scrivere. Iniziò a buttare giù qualche riga ma si accorse che la sua stilografica aveva finito l'inchiostro. Aprì l'ultimo cassetto della scrivania per prendere una ricarica e vide la scatola della clessidra. Gli tornarono subito in mente le parole del vecchietto. Pensò sorridendo a quale assurdità gli stava venendo in mente e alla sua ingenuità. Ma in fondo, che gli costava provare? Anche la moglie stava per mettersi a riposare e lui ne voleva approfittare per scrivere. Voleva provarci.

-Amore, se vai a riposare io mi chiudo nello studio a scrivere qualcosa, almeno così non ti disturbo.-

-Ok caro, puoi però farmi la cortesia di svegliarmi tra un'ora? Avrei anche io delle cose da fare. Ci vediamo dopo, bacio!-


Si salutarono con un affettuoso bacio e John si chiuse nello studio. Aprì la scatola e tirò fuori la clessidra, la rigirò e la posò sulla scrivania. Ovviamente la sabbia non scendeva.

“Bella fregatura che ho preso con questo oggetto, bhe, quantomeno è molto bello e sulla scrivania ci sta benissimo” pensò tra se e se. Non sapendo cosa scrivere, decise di mettersi a raccontare quel bizzarro incontro con quel vecchietto nel suo stravagante negozio. Si tolse l'orologio dal polso e lo mise vicino alla clessidra. Segnava le due.

Scrisse minuziosamente tutta la scena, lo strano negozio, i dialoghi e le sensazioni che aveva provato. Non si rese conto di aver scritto pagine e pagine di dettagli, pensieri e idee sulla clessidra e sul vecchio. Non fece nemmeno caso al tempo che trascorse scrivendo e si era completamente dimenticato di svegliare la moglie dopo un'ora. Guardò l'orologio affianco alla clessidra e segnava ancora le due.

“Cavolo ci mancava che l'orologio si fermasse adesso, devo aver dimenticato di caricarlo” pensò. Uscì di fretta dallo studio urtando la scrivania e fece rovesciare la clessidra. Non poté notare che in quel momento si era stranamente ribaltata da sola.

-Amore scusami, non mi sono reso conto del tempo che passava e ho dimenticato di svegliarti.-

-Ma che stai dicendo? Sei appena entrato nello studio e sei subito uscito! Mi sono appena sdraiata!-

-Cosa dici? Saranno passate quasi due ore da quando sono entrato nello studio!-

-Senti, smettila di giocare come al tuo solito e fammi riposare per un po' che ne ho bisogno. Ho avuto una settimana molto pesante al lavoro.-


John era sbigottito, eppure sua moglie era seria. In un lampo gli tornò in mente la clessidra e rimase a bocca aperta, tornò nello studio e tutte le pagine che aveva scritto erano li. Non c'era dubbio che fossero trascorse almeno un paio di ore. Poi osservò la clessidra e notò che era rivolta nella posizione in cui il tempo sarebbe tornato a scorrere normalmente. Riprese l'orologio che aveva lasciato sulla scrivania prima di mettersi a scrivere e notò che le lancette erano di nuovo in movimento. La clessidra aveva fermato il tempo. Il vecchio non mentiva. Era tutto vero.


Da quel momento tutto fu diverso, da un giorno all'altro John ora aveva tutto il tempo che desiderava. Stava vivendo un sogno. Stentava a crederci, eppure la clessidra funzionava veramente. Poteva fermare il tempo ogni volta che voleva. I primi giorni, emozionato dalla scoperta, non si dedicò affatto alla scrittura. Si chiudeva nel suo studio, ruotava la clessidra e iniziava a fare tutto tranne che scrivere. Ogni volta che tornava da lavoro, si chiudeva nel suo studio e fermava il tempo. Leggeva, guardava film, sonnecchiava e ogni tanto scriveva qualche pagina nel suo diario. Ma di scrivere seriamente, nonostante ora avesse tutto il tempo del mondo, ancora non c'era riuscito. Stentava. Si diceva che tanto aveva tutto il tempo di questo mondo, prima o poi avrebbe scritto il suo grande romanzo e realizzato il suo più grande sogno. Che fretta aveva? Non c'era quindi verso che si mettesse a lavorare seriamente. Aveva troppe distrazioni e i suoi pensieri se ne andavano sempre altrove. Dopo un periodo che aveva fatto di tutto tranne ciò che si era prefissato, volle mettersi seriamente a scrivere. Ma inutilmente. I giorni passavano, settimane, mesi ma niente, non era riuscito a combinare nulla. Fissava la pagina bianca e non riusciva a scrivere, zero idee, il vuoto totale. Non c'era verso che personaggi o storie gli uscissero fuori. Viveva in una totale crisi creativa. Anche il suo umore iniziò a risentirne, aveva tutto questo tempo che desiderava ma si rese conto che lo stava solo sprecando. Sentiva di buttarlo via. Ogni volta che voleva scrivere sul serio non ci riusciva, finiva per distrarsi con altro. Iniziò a diventare insofferente a tutto e spesso finiva col litigare con sua moglie o sgridare sua figlia per delle sciocchezze. Più il tempo passava, e più il suo malessere cresceva. Anche il non poter far parola con nessuno della clessidra lo logorava. Aveva il disperato bisogno di parlarne con qualcuno. Ma il vecchio era stato categorico. Nessuno doveva sapere della clessidra. Probabilmente, pensò, se ne avesse parlato con qualcuno la magia sarebbe scomparsa e la clessidra sarebbe diventata solo un banale oggetto, un semplice soprammobile. Un giorno, in cui era particolarmente stressato da questa situazione, decise di tornare a cercare la bottega del mago. Aveva bisogno di parlare con il vecchio. Forse lui poteva dargli il giusto consiglio per questo suo malessere.


Si avviò verso la zona in cui, mesi prima, aveva trovato quello strambo negozio. Ma nonostante avesse fatto avanti e indietro tra quelle vie per ore ed ore, non ci fu verso di ritrovare quella bottega. Si ricordò che il vecchio disse qualcosa a proposito che, solo chi ne aveva davvero bisogno, poteva trovare quel negozio. Lui ora ne aveva un disperato bisogno ma non riusciva a ritrovarlo. Girovagò ancora per qualche ora ma invano. Se ne tornò verso casa abbattuto, stanco e più depresso di prima. Aveva tutto il tempo del mondo eppure sentiva che lo stava sprecando in sciocchezze. Cosa stava sbagliando? Dentro di lui si sentiva un fallito, un perdente. Sognava di essere uno scrittore , di scrivere il suo romanzo e poi quando era il momento di fare sul serio non riusciva a tirare fuori un bel niente. In quel momento, si rese conto che forse il suo problema non era proprio la mancanza di tempo che non lo faceva scrivere, ma c'era qualcosa in lui che non gli permetteva di farlo. Il tempo che non aveva era solo la sua solita scusa per non mettersi d'impegno a scrivere seriamente. Forse, non ci teneva abbastanza al suo sogno, ecco perché non ci riusciva. Eppure dentro di lui il sogno di scrivere un romanzo, il sogno di diventare uno scrittore e mantenersi con ciò che scriveva, era sempre vivo in lui, lo sentiva crescere dentro di se giorno dopo giorno. Quasi lo poteva toccare, era un qualcosa di tangibile e non poteva negare quello che provava. Voleva a tutti i costi scrivere. Non pretendeva di diventare il più grande scrittore del mondo, non gli importava nulla se avrebbe avuto o no successo con la scrittura. Ciò che voleva era solo scrivere un romanzo, e poi un altro, e poi un altro ancora. Sentiva che questo voleva fare nella vita. Diventare uno scrittore. E nulla e nessuno al mondo potevano impedirglielo. Non aveva bisogno di nessuna clessidra magica. Ma solo del suo cuore e credere nel suo sogno. Credere in se stesso, solo lui poteva realizzarlo. Prese una decisione. Appena tornato a casa si sarebbe disfatto della clessidra. Fu in quel momento che, senza rendersene conto si ritrovò davanti alla bottega del mago. Entrò senza esitazione.

-Bentornato mio giovane amico, è riuscito a scrivere il suo libro?-

Chiese il vecchietto con un dolce sorriso sulle labbra.

-Decisamente no e avevo ragione, la clessidra non funziona, anche se riesco ad avere tutto il tempo che desidero, non riesco a scrivere un bel niente. Ho intenzione di portarla indietro. Ho capito che non sarà certo grazie alla clessidra che riuscirò a scrivere il mio romanzo. Anzi avere più tempo a disposizione è una dannazione e mi ha fatto capire quanto invece lo sprechi solo in stupidaggini, senza riuscire a combinare nulla di costruttivo. Penso di non avere più bisogno della clessidra. Vorrei riportargliela.-

Il vecchio rimase per qualche istante in silenzio. Poi in maniera dolce e benevola disse:

-Oh...in realtà, se dice questo, vuol dire che la clessidra ha funzionato a dovere. Vede, la clessidra, da sempre, rappresenta il tempo. Il tempo che ognuno di noi ha a disposizione e che deve impiegare nel migliore dei modi poiché, prima o poi, è destinato a finire. Avere tutto il tempo che si desidera e utilizzarlo per ciò che non è realmente importante, è solo uno spreco. Lei se ne è reso conto molto presto. Il precedente proprietario della clessidra non fu così intelligente da capire che questo oggetto magico aveva ben altro scopo. Quello di capire che il tempo è il bene più prezioso che si ha. Bisogna viverlo più felicemente possibile poiché nessuno ce lo potrà mai dare indietro.-

-Che fine ha fatto il vecchio proprietario della clessidra?- Chiese John incuriosito.

-Quando ha capito di avere a disposizione tutto il tempo di questo mondo, perse di vista i suoi sogni. Non faceva altro che divertirsi, giocare e abusarne. Fino a che, i suoi eccessi, lo hanno portato alla morte. Entrò in un vortice di tentazioni dal quale non riusci più ad uscirne. Fu un bel problema per me visto che morì mentre aveva fermato il tempo...ma questa è un'altra storia. L'importante, ora, è che lei sia riuscito a capire il vero significato del tempo che ci è concesso di vivere. Non lo sprechi.-

-Che devo fare con la clessidra? Posso portargliela domani? Non vorrei più averla in casa.-

-Glie l'ho già detto l'ultima volta, la clessidra ormai è sua. La deve tenere, ma non credo che ormai funzionerà più. E non si preoccupi, prima o poi, quell'oggetto, in un modo o in un altro, tornerà in questo negozio. E' sempre stato così.-

Queste parole suonarono molto strane a John, pensava che fosse inutile ribattere al vecchietto.

-In questo caso la saluto, torno a casa a scrivere il mio romanzo!-


E così fece. Ora scrivere lo rendeva felice come non mai fino ad ora. Si mise di impegno e finalmente riuscì a scrivere il suo primo romanzo. Provò a farlo leggere a qualche editore e riuscì anche a farselo pubblicare ottenendo un discreto successo. Col suo secondo libro ebbe più fortuna, e tutti i suoi libri successivi gli permisero di vivere solo della sua scrittura e continuarlo a fare per il resto della sua vita. Proprio come aveva sempre sognato.


Un giorno, dopo essere diventato uno scrittore di successo, decise di riprovare la clessidra. Si chiuse nello studio della sua nuova casa e si mise alla scrivania. Prese la clessidra dall'ultimo cassetto, la capovolse, e la sabbia iniziò a scendere.



Giugno 2017

sabato 30 marzo 2024

Scheletri

 


Ero nella mia stanza d’albergo, stavo aspettando. 
Mi ero appisolato un momento sul letto della camera quando mi svegliai di soprassalto. Avete presente quando sognate di cadere e vi svegliate nell’esatto momento in cui state per toccare terra con il cuore che schizza a mille? Bene, mi sono svegliato di colpo così. Ero tutto sudato e un assordante silenzio regnava nella stanza. Sembrava quasi che tutti i rumori e i suoni fossero stati risucchiati da qualcosa. 
La mia camera non era molto grande ma c’era spazio anche per un tavolo con quattro sedie e un divano. Mi alzai dal letto e mi asciugai il sudore dalla fronte con la mano, era gelido. Mi voltai e nonostante quello che mi si parò davanti avrebbe dovuto spaventarmi a morte, il cuore saltò giusto un battito, poi ricominciò a battere normalmente. Quattro scheletri stavano giocando a carte e fumavano dei sigari, sul tavolo solo una lampada ad illuminare la scena. 
Forse stavo ancora sognando. Si accorsero di me, ero ancora seduto al letto che li osservavo incuriosito. Per un attimo si immobilizzò tutto quanto, il tempo sembrava essersi fermato. Gli scheletri mi fissavano dalle loro orbite vuote e scure, eppure potevo sentire sulla pelle il loro sguardo penetrante. Trascorsero alcuni momenti che sembravano minuti interminabili. Mi resi conto che la stanza era buia, illuminata solo da una piccola lampada al centro del tavolo. Strano che non avevo notato una cosa del genere.  Mi alzai e mi avvicinai al tavolo coi quattro scheletri, ripresero a giocare a carte come fosse la cosa più naturale del mondo e poi notai, che oltre il tavolo, sul divano, appena illuminata da una luce soffusa, un corpo nudo di una donna addormentata. Si percepiva appena il suo respiro. Il mio sguardo poi passò lungo il divano passando dai piedi della donna che dormiva. Li affianco, totalmente in ombra, la figura di una persona su una sedia a rotelle attaccata ad una flebo. Il suo rauco respiro era l’unico rumore della stanza. Anche gli scheletri, nonostante stessero giocando a carte, non producevano alcun rumore. Il respiro di quell’uomo invece si, e man mano si faceva sempre più assordante, un suono profondo che sembrava provenire dall'oltretomba. Dovetti tapparmi le orecchie con le mani tanto si era fatto assordante il rumore di quel respiro. Chiusi anche gli occhi stringendoli fortissimo, contrassi il corpo nel vano tentativo di riuscire a sparire. Poi all’improvviso non udii più nulla. Silenzio totale, lentamente avevo riaperto i miei occhi e tolto le mani dalle orecchie. Ero seduto affianco al divano, su una sedia a rotelle e nel mio braccio potevo vedere conficcato un ago collegato ad una flebo. Non capivo, sul divano la figura della donna addormentata non c’era più, i quattro scheletri invece giocavano ancora a carte. Solo che avevano qualcosa di diverso ora, era come se avesse cominciato a crescere intorno alle ossa della carne viva, grondante di sangue. Ora ad osservarli meglio sembravano avere dei tessuti muscolari attaccati alle ossa, il pavimento era bagnato e sporco di sangue. Pensavo che avessero dovuto provare dolore, invece sembravano totalmente incuranti del sangue che gli colava dal corpo continuando a fumare i loro sigari e giocando a carte. Provai ad alzarmi ma non sentivo più la parte inferiore del mio corpo, provai a parlare ma dalla mia bocca non uscì nessun suono, ero inerme, perfino le braccia mi sembravano pesantissime, erano magre, quasi scheletriche, non le riconoscevo. All’improvviso sentì un tocco sulla spalla, la donna nuda era al mio fianco, nonostante la poca luce riuscivo a vedere che mi sorrideva. Sono sicuro che disse qualcosa, ma dalla sua bocca non usciva alcun suono. Non sentivo più nulla. Spostò la sedia a rotelle e mi mise al tavolo vicino agli scheletri che ora mi fissavano e al posto delle orbite nere che avevo visto prima, ora quattro paia di occhi mi fissavano. Quei pochi muscoli attaccati ai teschi sembravano sorridermi. La luce ora mi sembrava più accecante, sbattei le palpebre per cercare di vedere meglio. Notai sul tavolo uno specchio rotondo, come quello che uso per farmi la barba, rifletteva l’immagine di un uomo che non conoscevo. Ero un vecchio magro, emaciato, su una sedia a rotelle con un’espressione vitrea. L’immagine che mi si rifletteva non era quella della persona che ero abituato a vedere quando mi specchiavo. Ero un altro. Un’anima paralizzata in un corpo che non gli apparteneva. Ebbi un conato di vomito e rigettai tutto sul tavolo. Gli scheletri non si scomposero. Poi persi i sensi, quello fu uno sforzo troppo grande da sopportare per il corpo che mi stava ospitando. Quando rinvenni avevo una coperta sulle gambe, non riuscivo nemmeno a sentirla, quasi non riuscivo a sentire più niente di quel corpo, mi sembrava di galleggiare dentro un qualcosa di viscido e putrefatto. Davanti a me ancora quello specchio, adesso quello che avevo davanti era un qualcosa ancora di più vecchio e raggrinzito, quasi somigliavo a uno degli scheletri che avevo visto quando mi ero risvegliato la prima volta. Spaventato mi guardai intorno, adesso non avevo più davanti a me degli scheletri seduti, ma delle figure di quattro persone totalmente scarnificate che mi guardavano, occhi senza palpebre erano fissi su di me. Ripresero a giocare e a fumare. In quel momento compresi che più io invecchiavo e più loro tornavano in qualche modo in vita. Forse la prossima volta che mi fossi addormentato sarei morto ma loro sarebbero tornati alla vita. In fondo, non è un modo malvagio di andarsene, una vita in cambio di quattro. Un bel rapporto a favore della vita. Vita batte morte quattro a uno pensai. Le quattro figure, si voltarono verso di me e sorrisero, sembravano aver capito i miei pensieri. Sorrisi anche io ma non so se il corpo che avevo era riuscito a farlo. Non potevo far altro che aspettare la fine, in qualche modo ora ero più sereno, calmo. Avevo accettato che da lì a qualche momento sarei morto, eppure ero stranamente tranquillo anche se non ricordavo nulla di quello che ero stato un tempo, della mia vita passata, chi ero stato e come ero finito in una stanza d’albergo con quattro scheletri che giocano a carte. La vita è veramente strana pensai, è come una partita a carte, non sai mai che cosa può capitarvi tra le mani, a volte vinci ma molto spesso perdi e io stavo per perdere tutto. Ma va bene così. In fondo la vita è un gioco. 




martedì 30 gennaio 2024

Stimolare la creatività


Sono del parere che delle volte, specie quando siamo arenati nella quotidianità e passiamo periodi abbastanza alienanti, ci sia bisogno di stimolare la nostra creatività in qualche modo. Mi capita spesso di alienarmi davanti al cellulare, troppo spesso in questo periodo a dire la verità, mi ritrovo ad aver perso tanto di quel tempo da volermi mangiare le mani intere. Ma questo è argomento di un prossimo post, quello che voglio dire in questo, e mi allaccio ad discorso dell'alienazione, è che per uscirne fuori, la cosa migliore, secondo me, è uscire un po' dagli schemi e le solite routine. Provate ad esempio a prendere una candela, accenderla e mettervi a scrivere completamente al buio, prendete un quaderno e una penna e cominciate a far scorrere i vostri pensieri sul foglio. Vedrete poi come vi sentirete stimolati, entrerete in un mondo intimo, romantico, magico. Ci siete solo voi e vostri pensieri. La poca luce che emette la candela non  farà che circondare solamente ciò che avete vicino a voi, il focus quindi sarà solamente su ciò che avete davanti: carta e penna. Lasciate stare tablet e portatili, fate le cose alla vecchia maniera e vedrete quanto saranno stimolanti i vostri pensieri. 

Come ho scoperto questo modo di scrivere? Tempo fa avevo bisogno di scrivere una scena di un mio racconto, ambientata in una vecchia soffitta. I il mio personaggio era ospite in questa casa per passare la notte. L'unica luce che aveva era qualche candela su una vecchia scrivania di legno. Aveva bisogno di scrivere ciò che gli era successo durante la giornata sul suo taccuino. Io scrittore avevo bisogno quindi di immedesimarmi in un contesto del genere, capire in che modo si possa scrivere illuminati solo dalla luce di qualche candela. Mi sono procurato delle candele, le ho accese e ho spento tutto. Poi è cominciata la magia. Le luce tremolante delle piccole fiamme fatue, il colore soffice e caldo di ciò che avevo davanti a me mi hanno stimolato tantissimo, mi hanno portato in una vecchia soffitta a scrivere i miei pensieri mentre fuori dalla finestra imperversava una tempesta...ma sto divagando. Provateci e assaporatene la magia, ogni tanto nella vita c'è assoluto bisogno di evadere dalla realtà per entrare nel proprio mondo. Come sia fatto il proprio mondo, quello lo potete decidere solo voi. 
 

Le mie macchine da scrivere - 01, Royal Litton 203

  La mia prima macchina da scrivere. Dove tutto è cominciato. Anche se ho dei vaghi ricordi da bambino a casa di mia nonna. Ricordo una vecc...